Peter Blauner

Se c’è un posto che ti fa paura, allora devi forzarti e andarci

Parola di Peter Blauner, protagonista della nostra rubrica di oggi e autore di crime fiction tra i più amati negli USA. Un autore che in Italia è stato pubblicato per parecchio tempo e poi è sparito, un autore di quelli che – dopo aver letto un suo libro – ti fa sviluppare una dipendenza. Chiedere conferma a Martino. 

Sì, ma è meglio fare un passo indietro. Cosa intendiamo per “tra i più amati”?

“First rate suspense”
Stephen King

“Uno dei migliori scrittori crime americani”
Dennis Lehane

…e potremmo andare avanti, ma riempiremmo la rubrica di citazioni che, senza storia, valgono il giusto.

Peter nasce e cresce a New York, città che ancora non molla e che probabilmente non lascerà mai. Frequenta scuole prestigiose, è nerd come poche persone al mondo (lui stesso dice che era destinato a diventare un aficionado da videoteca in stile film di Spielberg o, ancora meglio, Kevin Smith – se non lo hai ancora fatto, corri a vedere Clerks) e non c’è niente che può fargli cambiare idea.

Tranne la realtà. L’affitto qualcuno lo doveva pagare, e dato che non sarebbe mai diventato un giocatore di baseball professionista e nemmeno una rockstar, un lavoro doveva pur trovarlo. Certo, poteva diventare ancora uno scrittore di fama ma, in quel momento, non c’erano molti posti che assumevano aspiranti scrittori che non sapevano fare nulla.

Così si butta sulle biografie dei suoi scrittori preferiti e scopre che molti di loro erano giornalisti. Ecco svelato l’arcano, doveva diventare un giornalista, solo così avrebbe potuto pagare l’affitto ed esercitarsi ogni giorno a raccontare storie e dettagli in grado di emozionare chi leggeva.

Bussa a porte, ci prova e ci riprova, e alla fine uno dei suoi idoli (quello che gli ha insegnato la frase in oggetto), lo prende come assistente. Pete Hamill gli insegna di tutto, e Peter impara, impara davvero bene. Il problema era sempre lo stesso, lui voleva fare lo scrittore, non il giornalista.

Allora mette in pratica l’insegnamento principe del suo maestro (“Buttati in mezzo alle cose che ti fanno paura”) e si butta in strada, quella strada che voleva raccontare nei suoi romanzi.

Una strada vera. Dura. Cruda. Una strada che a New York in quegli anni porta un nome che ha falcidiato intere generazioni: crack. Siamo in pieni anni 80 e il crack negli USA si comporta come l’eroina in Italia, si diffonde a macchia d’olio e si porta via giovani (e meno giovani) di ogni classe sociale, istruzione e ricchezza.

Il naso del giornalista è ancora vivo e attivo, e lo porta in uno degli uffici del Dipartimento per la libertà vigilata, dove incontra ogni tipo di persona, dai famigerati “token suckers” di New York a ex politici o imprenditori investiti da debiti e guai.

Capisce che quello è il suo mondo, il mondo che fa paura e che deve affrontare, così prende una pausa dal lavoro e si mette per sei mesi a fare il volontario al Dipartimento. Finita la sua esperienza torna al giornale, e nei momenti di pausa scrive.

“Quando vivi un’esperienza, mettila giù nel modo più intelligente e dettagliato possibile. Un dettaglio insignificante oggi può diventare fondamentale fra qualche anno”

La frase è di Pete Hamill, ma Blauner la incamera nel cervello e la applica senza soluzione di continuità. Il risultato è Slow Motion Riot, che esce nel 1991, e si porta a casa l’Edgar Award come miglior esordio (giusto per capirci, l’anno prima lo aveva vinta Patricia Cornwell e quello successivo lo avrebbe portato a casa Michael Connelly).

Non avrebbe più fatto il giornalista.

Pubblica un romanzo ogni tre anni fino al 2006 (tutti o quasi pubblicati in Italia da Marco Tropea Editore, una casa editrice che oggi non c’è più ma che dovreste cercare nelle bancarelle dell’usato), poi si blocca.

Dieci lunghi anni senza sue notizie, fino all’annuncio: torno in libreria. Si muove Stephen King annunciando la sua felicità, si muove Dennis Lehane che gli regala uno strillo meraviglioso, si muovono le sue migliaia di lettori. Gli unici a non essersi mossi sono i suoi editori italiani (sì, noi ci abbiamo provato e no, non possiamo ancora arrivarci, però puoi leggere il racconto di Peter che abbiamo pubblicato in Mucho Mojo Club cliccando qui).

PROVING GROUND e SUNRISE HIGHWAY sono due libri clamorosi, pubblicati uno di seguito all’altro, e sembrano strillare al mondo che uno dei migliori thrilleristi della sua generazione è tornato a fare danni. 

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